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Fiabe: L\'Ombra
Infanzia.com L'Ombra

Nei paesi caldi sì che il sole brucia davvero! La gente diventa scura come il mogano, e nei paesi caldissimi brucia fino a diventare nera, ma un uomo istruito era arrivato dai paesi freddi solo fino ai paesi caldi e credeva di poter andare in giro come faceva a casa sua, ma cambiò presto parere. Sia lui che tutta la gente ragionevole rimasero chiusi in casa, le persiane delle finestre e le porte restarono sbarrate tutto il giorno, pareva che tutta la casa dormisse e che non ci fosse nessuno. Le strette strade con le case alte, dove anche lui abitava, erano state fatte in modo tale che il sole dovesse brillare dal mattino fino alla sera; era davvero insopportabile! Quell'uomo istruito dei paesi freddi era un giovane intelligente, ma gli sembrava di star seduto dentro un forno ardente; il sole lo consumò, lui diventò molto magro, persino la sua ombra dimagrì, diventò molto più piccola di quando era a casa; il sole aveva colpito anche lei. Tutti e due incominciavano a vivere di sera, quando il sole era calato. Era veramente un divertimento guardarli; non appena la lampada veniva portata nella stanza, l'ombra si distendeva tutta sulla parete, arrivava fino al soffitto, tanto si faceva lunga; doveva stirarsi per riprendere le forze. L'uomo istruito usciva sul balcone per stirarsi un po', e man mano che le stelle apparivano in quell'aria tersa e meravigliosa, a lui sembrava di rivivere. Su tutti i balconi della strada - e nei paesi caldi ogni finestra ha un balcone - la gente si affacciava, perché ha bisogno di prendere aria anche chi è abituato a essere color mogano. Allora la vita cominciava, sui balconi e giù nelle strade; calzolai e sarti, tutta la gente usciva per strada, portavano tavoli e sedie, e le lanterne bruciavano, sì, più di cento lanterne bruciavano, e uno parlava e l'altro cantava, la gente passeggiava, le carrozze passavano, e anche gli asini, cling, cling! avevano dei campanelli. I morti venivano seppelliti al canto dei salmi, i ragazzi di strada facevano scoppiare i petardi, e le campane delle chiese suonavano, sì, c'era proprio vita giù nella strada. Solamente in una casa, che stava proprio di fronte a quella in cui viveva quello straniero istruito, c'era una pace incredibile, eppure qualcuno ci viveva, perché sul balcone c'erano dei fiori, che crescevano meravigliosamente al caldo del sole, e non avrebbero potuto crescere se non fossero stati annaffiati, perciò qualcuno doveva bagnarli; doveva proprio esserci qualcuno. Anche quel balcone si apriva di sera, ma dentro era tutto buio, almeno nella prima stanza; e dal profondo delle stanze sul retro si sentiva venire una musica. Allo straniero istruito sembrava straordinaria, ma poteva anche darsi che avesse immaginato tutto, dal momento che lui trovava ogni cosa straordinaria, là in quei paesi caldi; se solo non ci fosse stato quel sole! Il padrone di casa dello straniero disse che non sapeva chi avesse affittato la casa di fronte, non si vedeva nessuno, e per quanto riguardava la musica pensava che fosse piuttosto noiosa. "E' come se qualcuno si stesse esercitando a un pezzo che non riesce a finire, sempre il medesimo pezzo. Penserà certo di farcela prima o poi, ma non ci riuscirà mai, per quanto a lungo possa suonare". Una notte lo straniero si destò; dormiva con la porta del balcone spalancata, e la tenda davanti alla porta si alzava per il vento, così gli parve di vedere uno straordinario bagliore provenire dal balcone di fronte, tutti i fiori brillavano come fiamme dei colori più svariati, e in mezzo a quei fiori stava un'esile, graziosa fanciulla: pareva che brillasse pure lei; la luce gli fece male agli occhi, ma è vero che li teneva spalancati e che si era appena svegliato; con un balzo si alzò in piedi, pian piano arrivò fino alla tenda, ma la fanciulla era già sparita, anche il bagliore era scomparso, i fiori non brillavano affatto, e tutto era come sempre, la porta era socchiusa e dal profondo della casa risuonava una musica così dolce, così meravigliosa che ci si poteva lasciar andare alle più dolci fantasticherie. Sembrava una magia, chi abitava lì? Dov'era in realtà l'ingresso? Tutto il pianterreno era fatto di negozi e la gente non poteva certo entrare da quella parte. Una sera lo straniero era seduto sul balcone; alle sue spalle nella camera brillava la luce e perciò era del tutto normale che la sua ombra andasse a posarsi sulla parete della casa di fronte; anzi si trovava proprio in mezzo ai fiori di quel balcone, e quando lo straniero si spostò, anche l'ombra si spostò, perché di solito succede così. "Credo che la mia ombra sia la sola persona vivente che si vede laggiù!" disse quell'uomo istruito. "Guarda come sta seduta con garbo in mezzo ai fiori, la porta è accostata; ora l'ombra dovrebbe essere tanto accorta da entrare, guardarsi intorno, e poi tornare a raccontarmi ciò che ha visto. E già, dovresti farmi questo favore!" disse scherzando. "Su, da brava, entra! Su, vai?" e intanto fece segno all'ombra e l'ombra gli rivolse lo stesso segno. "Sì, sì, vai, ma poi ritorna!" Lo straniero si alzò e anche la sua ombra sul balcone di fronte si alzò, lo straniero si volse e l'ombra si volse, ma se qualcuno fosse stato attento, avrebbe visto molto distintamente che l'ombra entrò in quella porta socchiusa di quel balcone di fronte, proprio nell'istante in cui lo straniero rientrò nella sua camera e lasciò cadere la tenda dietro di sé. Il mattino dopo quell'uomo istruito uscì per bere il caffè e leggere il giornale. "Che succede?" esclamò, quando fu al sole, "non ho l'ombra. Allora ieri sera se n'è proprio andata e non è più ritornata; che rabbia!". La cosa lo irritò, ma non tanto perché l'ombra se n'era andata, quanto perché sapeva che già c'era la storia di un uomo senza ombra, e a casa la conoscevano tutti, là nei paesi freddi, e se lui ora fosse andato a raccontarla, avrebbero detto che l'aveva copiata, e di questo davvero non aveva bisogno! Perciò non volle parlare per niente della faccenda, e fu una buona idea. Di sera uscì di nuovo sul balcone, aveva sistemato la luce proprio per bene dietro di sé, perché sapeva che l'ombra vuole avere sempre il suo padrone come schermo davanti alla luce, ma non gli riuscì di catturarla, si fece piccolo piccolo, si fece grosso, ma l'ombra non c'era, nessuno venne; disse uhm, uhm! ma non servì a niente. Era seccante, ma nei paesi caldi tutto cresce così in fretta, e dopo otto giorni notò, con grande gioia, che gli stava crescendo un'ombra nuova dalle gambe, quando arrivava il sole; evidentemente le radici erano rimaste. Dopo tre settimane aveva un'ombra sufficiente, che, quando lui tornò a casa nel suo paese al Nord, crebbe ancora di più durante il viaggio, così che alla fine fu tanto lunga e tanto grande che la metà sarebbe bastata. L'uomo istruito ritornò a casa e scrisse libri su quello che c'era di vero nel mondo, e su quello che c'era di buono e di bello, e passarono i giorni e passarono gli anni, parecchi anni. Una sera era seduto nella sua stanza quando bussarono piano alla porta. "Avanti!" disse, ma non entrò nessuno. Allora aprì la porta e si trovò di fronte un uomo straordinariamente magro, tanto che ne rimase colpito. D'altronde quell'uomo era vestito con molta eleganza, perciò doveva essere una persona importante. "Con chi ho l'onore di parlare?" domandò l'uomo istruito. "E già, me l'ero immaginato" disse l'uomo elegante, "che lei non mi avrebbe riconosciuto! Adesso ho proprio un corpo, ho ricevuto la carne e gli abiti. Lei non avrebbe di sicuro mai pensato di vedermi in queste ottime condizioni. Non riconosce dunque la sua vecchia ombra? Certo non pensava che sarei tornato indietro. Mi è andata molto bene dall'ultima volta che ero presso di lei, mi sono arricchito in ogni senso. Se devo riscattare la mia libertà, posso farlo!". E intanto agitò un gran numero di ciondoli preziosi che pendevano dall'orologio, poi mise la mano su una pesante collana d'oro che aveva intorno al collo, oh, tutte le dita brillavano di anelli e di diamanti! E niente era falso. "Non riesco a rendermi conto!" esclamò l'uomo istruito. "Che significa?". "Certo non è una cosa comune" rispose l'ombra, "ma lei stesso non è un uomo comune, e io, lo sa bene, fin da piccolo ho seguito i suoi passi. Non appena lei ritenne che io fossi maturo per andarmene da solo per il mondo, me ne andai per la mia strada; ora la mia posizione è delle più brillanti, ma ho sentito una sorta di nostalgia e di desiderio di rivederla prima che muoia, perché lei dovrà pur morire! E poi volevo anche rivedere questi paesi: si ama sempre la propria patria. Mi risulta che lei possiede una nuova ombra: devo pagare qualcosa per lei o per quella? Basta che lo dica". "No, sei proprio tu?" disse l'uomo istruito, "è veramente straordinario! Non avrei mai immaginato che la propria vecchia ombra potesse tornare, e tornare come uomo!". "Mi dica cosa devo pagarle" ripeté l'ombra, "perché non mi piace essere in debito". "Ma come puoi parlare in questo modo?" disse l'uomo istruito. "Di che debito parli? sei libero come tutti! Mi rallegro moltissimo per la tua fortuna! Accomodati vecchio amico, e raccontami un po' come te la sei passata, e che cosa hai visto là dirimpetto, nella casa dei vicini, nei paesi caldi". "Sì, glielo racconterò" rispose l'ombra, e sedette, "ma lei mi deve promettere che non dirà mai in città, ovunque mi incontri, che sono stato la sua ombra. Intendo fidanzarmi; posso mantenere anche più di una famiglia con i mezzi che ho". "Sta' tranquillo" disse l'uomo istruito, "non dirò a nessuno chi tu sia in realtà. Eccoti la mia mano, te lo prometto: parola di gentiluomo!". "Parola di ombra!" disse l'ombra, e che altro poteva dire? In realtà era proprio straordinario quanto fosse uomo; era vestito tutto di nero e con abiti finissimi, calzava stivaletti lucidi e un cappello che si poteva schiacciare in modo che si appiattisse, per non dire di quello che sappiamo già, i ciondoli, la collana d'oro, gli anelli di diamanti; era davvero ben vestita, ed era questo che la rendeva uguale a un uomo. "Ora racconterò" disse l'ombra, e intanto poggiò più forte che poté i piedi dagli stivaletti lucidi sul braccio della nuova ombra di quell'uomo istruito, che se ne stava come un barboncino ai piedi del padrone; e forse lo fece per superbia, o forse per tentare di attaccarla a sé, ma quell'ombra che giaceva a terra se ne restò quieta ad ascoltare: voleva sapere come si faceva a diventare liberi e a raggiungere la posizione del proprio padrone. "Lei sa chi abitava nella casa dei vicini?" domandò l'ombra, "era la cosa più bella di tutti: la poesia! Io restai lì per tre settimane e fu come se avessi vissuto tremila anni e avessi letto tutto quanto è stato scritto, in prosa e in versi. Glielo dico io, mi può credere: ho visto tutto e so tutto!". "La poesia!" esclamò l'uomo istruito. "Sì, sì, lei spesso fa l'eremita nelle grandi città. La poesia! L'ho vista solo per un brevissimo attimo, ma il sonno mi annebbiava ancora la vista. Era sul balcone e splendeva come l'aurora boreale! Racconta, racconta, tu eri sul balcone, sei entrato dalla porta, e dopo?". "Dopo mi trovai nell'anticamera" disse l'ombra, "mentre lei è rimasto seduto a guardare verso l'anticamera. Non c'era affatto luce, c'era una specie di penombra, ma le porte di una lunga sequenza di sale erano tutte aperte; e lì sì che c'era luce: io ne sarei stato folgorato se fossi arrivato fino in fondo, fino alla fanciulla; ma rimasi indietro, presi tempo, è così che bisogna fare!". "E poi che cosa hai visto?" chiese l'uomo istruito. "Ho visto tutto e glielo racconterò; ma, e non è certamente per superbia, libero come sono e con tutte le mie conoscenze, senza parlare della mia posizione e delle mie eccezionali possibilità, desidererei che lei mi desse del lei". "Mi scusi!" disse l'uomo istruito. "E' una vecchia abitudine, che non si perde. Lei ha completamente ragione, e io dovrò ricordarmelo. Ma ora mi racconti tutto quello che ha visto". "Tutto!" disse l'ombra, "perché io ho visto tutto e so tutto". "Com'erano le sale più interne?" chiese l'uomo istruito. "Era come stare nella frescura di un bosco? era come stare in una chiesa? Erano sale che assomigliavano al cielo pieno di stelle, quando ci si trova in cima alle montagne?". "Là c'era tutto!" rispose l'ombra. "E poi io non entrai interamente, restai nelle prime stanze, in penombra, ma anche lì si stava molto bene, e da lì ho visto tutto e ora so tutto! Sono stato alla corte della poesia, nell'anticamera". "Ma cos'è che ha visto? Per le sale passeggiavano tutte le divinità dei tempi passati? Combattevano i vecchi eroi? giocavano dei bambini raccontando i loro sogni?". "Le dico che ero lì e lei capirà che ho visto tutto quanto c'era da vedere! Se fosse stato lei a passare dall'altro lato della strada non sarebbe diventato un uomo, ma io lo diventai. E al tempo stesso imparai a conoscere la mia natura più intima, la mia essenza, la parentela che avevo con la poesia. Quando stavo insieme a lei, non ci pensavo mai, ma lei lo sa bene, quando il sole sorgeva e quando tramontava io diventavo terribilmente grande, mentre al chiaro di luna ero quasi più pallido di lei, allora io non capivo la mia natura, ma nell'anticamera la compresi! Diventai uomo, uscii maturo di là, ma lei non stava più in quei paesi caldi, io mi provavo vergogna come uomo ad andare in giro nello stato in cui ero, avevo bisogno di stivali, di abiti, di tutta quella vernice che rende riconoscibile un uomo. Allora mi nascosi, a lei posso dirlo, tanto non lo scriverà in nessun libro, sotto la gonna di una vecchia che vendeva le torte per la strada. Mi nascosi là sotto, la donna non sapeva per nulla che cosa nascondeva; solo di sera uscii, andai per la strada sotto il chiaro di luna, mi allungai su per i muri, cosa che fa un gradevolissimo solletico lungo la schiena. Corsi su e giù, guardai dentro le finestre più alte, quelle delle sale e dei tetti, guardai dove nessuno era in grado di guardare e vidi ciò che nessun altro vedeva, quello che nessuno doveva vedere! In fondo è un mondo misero! Io non avrei voluto diventare uomo, se non fosse stabilito che è una cosa importante! Vidi azioni tremende, compiute da donne, da uomini, dai genitori, e perfino da quei deliziosi bambini, vidi" proseguì l'ombra, "quello che nessuno deve vedere, ma che tutti sarebbero molto felici di vedere: il male del vicino. Se avessi pubblicato un giornale, quello eccome che sarebbe stato letto! Ma io scrissi direttamente alle persone, e seminai il terrore in tutte le città in cui arrivavo. Tutti ebbero paura di me! E allora sì che mi volevano bene! I professori mi nominarono professore, i sarti mi diedero vestiti nuovi, e così sono ben fornito, il capo della zecca coniò monete nuove per me e le donne dissero che ero tanto bello! Così diventai l'uomo che ora sono. E adesso la saluto, ecco il mio biglietto da visita: abito dal lato del sole e sono sempre in casa quando piove". E così l'ombra se ne andò. "E' davvero strano!" si disse l'uomo istruito. Passarono giorni, e anni, poi l'ombra ritornò. "Come va?" chiese. "Ah!" rispose l'uomo istruito, "scrivo parlando del vero, del bello e del buono, ma a nessuno importa sentire cose del genere: sono proprio disperato, perché me la prendo tanto a cuore!". "Ma io no!" disse l'ombra. "Io ingrasso, e questo bisogna tentare di fare! Lei non sa vivere in questo mondo, e le andrà male per questo. Dovrebbe viaggiare; io farò un viaggio quest'estate, vuol venire anche lei? Mi farebbe piacere avere un compagno di viaggio. Vuole viaggiare come me, come ombra? Sarebbe un grande piacere averla con me, pago io il viaggio". "Questo è davvero troppo!" esclamò l'uomo istruito. "Dipende da come si prendono le cose" rispose l'ombra. "Le farebbe veramente bene viaggiare. Se vuole essere la mia ombra, non dovrà pagare nulla per il viaggio". "E' cosa da pazzi!" esclamò l'uomo istruito. "Ma così va il mondo" replicò l'ombra, "e tale resterà!" e se ne andò. L'uomo istruito non se la passava per niente bene, dolori e fastidi lo perseguitavano, e quello che lui raccontava sulla verità, sul bene e sulla bellezza faceva alla maggior parte della gente l'effetto che potrebbero fare le rose a una vacca. Alla fine si ammalò. "Si sta riducendo a un'ombra!" gli diceva la gente, e questo spaventava molto quell'uomo istruito. "Dovrebbe andare in una località termale" gli disse l'ombra che era andata a fargli visita, "non c'è altro da fare! La porterò con me, in virtù della nostra vecchia amicizia; io sosterrò le spese del viaggio e lei lo descriverà, così il viaggio sarà divertente. Voglio appunto andare a curarmi in una località termale: la mia barba non cresce come dovrebbe, anche questa è una malattia, la barba bisognerebbe averla! Sia ragionevole, accetti la mia proposta, viaggeremo come compagni di viaggio". Così viaggiarono; l'ombra era il padrone e il padrone faceva da ombra; andarono insieme in carrozza, cavalcarono insieme, camminarono insieme, uno accanto all'altro, uno davanti e uno dietro, a seconda della posizione del sole. L'ombra curava sempre di mettersi dalla parte del padrone; ma l'uomo istruito non pensava a queste cose: aveva buon cuore ed era mite e gentile, così un giorno disse all'ombra: "Visto che siamo diventati compagni di viaggio, e che siamo cresciuti insieme dall'infanzia, potremmo anche darci del tu, sarebbe molto meglio!". "Bene" rispose l'ombra che ora era il vero padrone. "Lei ha parlato con grande benevolenza e schiettezza, e io vorrei fare altrettanto. Lei, da uomo istruito, sa di certo com'è strana la natura. Talune persone non tollerano di toccare la carta grigia da pacco, e stanno male, altri hanno brividi per tutto il corpo quando una punta striscia contro un vetro; io provo una strana sensazione quando lei mi dà del tu, mi sento come appiattito a terra nella mia posizione di prima. Come vede si tratta di una sensazione, non di superbia; così io non le posso consentire di darmi del tu, ma se lo desidera posso senz'altro dare del tu io a lei, e qualcosa avremo ottenuto ugualmente". E così l'ombra diede del tu al suo precedente padrone. "Certo che è da pazzi!" pensò lui, "che io gli debba dare del lei e che lui mi dia del tu!". Ma ormai non c'era niente da fare. Così arrivarono alla località termale, dove c'erano molti stranieri e tra questi una graziosa figlia di re, che aveva la malattia di vedere fin troppo bene, il che era molto preoccupante. Notò subito che il nuovo arrivato era una persona ben diversa dalle altre. "E' qui per farsi crescere la barba, dicono, ma io vedo il vero motivo: non può fare ombra!". Divenne parecchio curiosa e nel corso della passeggiata si mise subito a parlare con quello straniero. Come figlia di re non aveva certo bisogno di star lì a far tanti complimenti; così disse: "La sua malattia è che non sa fare ombra". "Sua Altezza Reale sta certamente guarendo" rispose l'ombra, "io so che la sua malattia è di vedere fin troppo bene, ma ora non ce l'ha più perché io in realtà ho un'ombra meravigliosa! Non vede quel tipo che viene sempre con me? L'altra gente ha un'ombra normale, ma a me non piace quello che è troppo comune. Diamo ai nostri servi vestiti più eleganti di quelli che portiamo noi, e così io ho permesso alla mia ombra di vestirsi da uomo. Vede bene che gli ho perfino dato un'ombra. E' molto dispendioso, ma mi piace avere qualcosa di speciale". "Come! come?" pensò la principessa, "allora sarei proprio guarita? Questa località è la migliore che ci sia! L'acqua poi ai nostri giorni ha delle proprietà meravigliose, ma io non me ne vado, perché adesso viene il bello; lo straniero mi piace moltissimo. Purché la barba non gli cresca, perché altrimenti se ne andrà". La sera nella grande sala da ballo la figlia del re ballò con l'ombra. Lei era leggera, ma lui era ancora più leggero, un tale ballerino lei non l'aveva mai avuto. Gli disse da quale paese proveniva e lui conosceva quel paese, c'era stato, ma quando lei non c'era, aveva guardato in tutte le finestre, in alto e in basso, aveva visto il tale e il tal altro, e così poteva rispondere alla figlia del re e fare allusioni di cui lei rimase molto meravigliata: doveva veramente essere l'uomo più saggio della terra! Provò un tale rispetto per quello che lui sapeva, che quando danzarono di nuovo s'innamorò di lui, e l'ombra se ne rese conto perché lei continuava a guardarlo fisso. Così ballarono ancora e lei stava per dirglielo, ma poi si trattenne: pensò al suo paese e al regno e a tutte le persone su cui avrebbe dovuto governare. "E' certamente un uomo saggio" disse tra sé, "e va bene! danza meravigliosamente, e pure questo va bene, ma chissà se ha una buona cultura? Anche questo è importante, dovrò esaminarlo." E così iniziò a porgli delle domande sulle cose più difficili, su cui lei stessa non sapeva rispondere; e l'ombra fece una strana faccia. "Ah, non sa rispondere!" disse la figlia del re. "Ma se questo l'ho imparato da bambino!" rispose l'ombra "credo addirittura che persino la mia ombra, laggiù alla porta, sarebbe in grado di rispondere!". "La sua ombra?" esclamò la figlia del re, "questo sì sarebbe strano!". "Non sono del tutto sicuro che lo sappia" aggiunse l'ombra, "ma credo di sì; ormai mi ha seguito dovunque per tanti anni e mi ha ascoltato, perciò lo dovrebbe sapere. Ma Sua Altezza Reale mi consenta di dirle che quella è di una tale superbia, a forza di andarsene in giro vestita come un uomo, che per farla stare di buon umore - il che è necessario perché risponda bene - bisogna trattarla come un uomo". "Mi piace l'idea!" disse la figlia del re. Così andò da quell'uomo istruito accanto alla porta e parlò con lui del sole e della luna, e degli uomini, visti da fuori e visti da dentro, e lui rispose in modo veramente intelligente. "Che uomo dev'essere, se ha un'ombra così saggia!" pensò lei, "sarebbe veramente una benedizione per il mio popolo e per il regno se io scegliessi lui come mio sposo, e lo farò!" Subito si misero d'accordo, sia la figlia del re che l'ombra, ma nessuno doveva saperne niente fintanto che lei non fosse tornata nel suo regno. "Nessuno, neppure l'ombra!" disse l'ombra. E aveva le sue buone ragioni per dirlo! Così giunsero nel paese dove la figlia del re regnava quando era a casa. "Senti, mio caro amico" disse l'ombra all'uomo istruito, "ora io sono proprio felice e molto importante, e intendo fare qualcosa di speciale per te: abiterai sempre insieme me al castello, viaggerai nella mia carrozza reale, e avrai centomila talleri d'oro all'anno, però devi lasciarti chiamare ombra da tutti, non devi dire che un tempo sei stato uomo, e una volta all'anno, quando uscirò sul balcone al sole per farmi vedere, ti dovrai allungare ai miei piedi come una vera ombra. Ora posso dirtelo: sposerò la figlia del re! Questa sera si terranno le nozze". "No, questo è troppo!" disse l'uomo istruito, "non voglio e non posso farlo; vuol dire ingannare l'intero paese, perfino la figlia del re; io dirò ogni cosa, dirò che sono un uomo e che tu sei l'ombra, e che sei solo travestito". "Nessuno ti crederà" rispose l'ombra, "sii ragionevole, altrimenti chiamerò le guardie!". "Vado immediatamente dalla figlia del re!" disse l'uomo istruito. "No, ci vado prima io" disse l'ombra, "e tu sarai arrestato!". E così avvenne, perché le guardie eseguirono gli ordini di colui che conoscevano come il futuro sposo della figlia del re. "Tu tremi!" disse la figlia del re quando l'ombra entrò da lei, "è successo qualcosa? Non ti devi ammalare proprio stasera, dobbiamo sposarci!". "Ho vissuto la più brutta esperienza che possa capitare!" esclamò l'ombra. "E' proprio vero che un povero cervello di ombra non può resistere a lungo. Pensa, la mia ombra è impazzita, crede d'essere lei l'uomo e che io, prova a immaginarti, sia la sua ombra!". "E' tremendo!" disse la principessa, "è stato rinchiuso?" "Sì, ma temo che non si riprenderà più." "Povera ombra!" sospirò la principessa, "sarà tanto infelice; credo che sarebbe una buona cosa se gli togliessimo quel poco di vita che ha, e a pensarci bene, credo che sia proprio necessario farlo in tutta tranquillità". "E' dura, però!" disse l'ombra, "perché era un servitore fedele", e prese a sospirare. "Che nobile carattere!" esclamò la figlia del re. Quella sera tutta la città era illuminata; i cannoni spararono: bum!, i soldati presentarono le armi; che matrimonio! La figlia del re e l'ombra uscirono sul balcone per farsi vedere e per ricevere un altro Hurrà! L'uomo istruito non udì nulla, perché gli avevano già tolto la vita. - Hans Christian Andersen -

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