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La Famiglia:

L’essere umano riesce a determinare il proprio comportamento e a costruire l’organizzazione interna della sua personalità in parte grazie ad una predisposizione innata, ma soprattutto attraverso le esperienze vissute durante l’infanzia e in particolar modo quelle che l’ hanno visto interagire con le sue figure di attaccamento.
La madre (Si parlerà spesso di madre facendo riferimento anche ai suoi eventuali sostituti nello svolgere il ruolo di figura affettiva privilegiata per il bambino durante le prime fasi della vita) .provvede inizialmente a tutti i bisogni del bambino, fisiologici e affettivi, e il benessere del bambino dipende prevalentemente dalla capacità della madre di comprendere tali bisogni, di adattarsi al bambino e di alleviare tensioni eccessive. E’ proprio nell’interazione fra l‘adulto accudente e bambino che si pongono le fondamenta per la crescita emotiva e cognitiva dell’individuo.
Purtroppo può accadere che il bambino sperimenti l’abbandono in un' epoca precoce e in tal modo diviene impossibile stabilire legami di attaccamento.
Diversa è la situazione di chi sperimenta la rottura di un legame che si è già instaurato.

Dall’altra parte del percorso adottivo troviamo gli adulti, coppie (molto spesso sterili) che scelgono di adottare per le più complesse e varie ragioni: creare una famiglia, tentare attraverso un figlio di rinforzare un legame matrimoniale vacillante, colmare una solitudine, compiere “un’opera buona”, realizzare il desiderio di poter percepire l’altro come una parte di sé, in una sorta di eredità personale.
A questo punto verrebbe da chiedersi: quale soluzione può essere migliore, per un bambino abbandonato, se non quella di entrare a far parte di una nuova famiglia, dove c’è una coppia tanto desiderosa di avere un figlio?
In realtà le cose non sono così semplici; come il bambino, anche i genitori adottivi arrivano all’adozione con una situazione personale non risolta. 3)
Gli adulti adottivi sono da considerare a tutti gli effetti genitori così come i soggetti adottati sono a tutti gli effetti figli. Come nel caso di una nascita naturale, non si diventa genitori o figli da un giorno all’altro, se non per il significato biologico di tali termini.
La gravidanza rappresenta un periodo di preparazione, durante il quale si va a stabilire gradualmente un rapporto con un bambino dapprima fantasticato e solo dopo il parto, reale. I genitori fantasticano in modo più o meno conscio, circa il loro futuro ruolo (“Non sarò mai severo come mio padre!”, “Chissà che mamma sarò?”). Dopo la nascita il legame fra genitori e figli si costruisce nel tempo: le fantasie si integrano con la realtà, le esperienze reciproche creano le fondamenta di un rapporto che si rinnova e cresce.
Anche i protagonisti del percorso adottivo (adulti e bambini) possono essi stessi riconoscersi nel ruolo di genitori e figli solo a patto di diventarlo attraverso percorsi particolari, del tutto personali, anche a causa del fatto che i soggetti adottivi non si incontrano in una realtà biologica, ma in una realtà che è possibile grazie ad una serie di eventi che hanno portato il minore ad essere abbandonato. Senza l’abbandono non esisterebbe la possibilità di adottare.
La realtà precedente del minore è perciò parte integrante del percorso adottivo e va anch’essa “adottata” dai genitori. Inoltre, tale percorso è costellato da molte figure professionali (magistrati, psicologi, assistenti sociali, educatori), le quali intervengono ognuna con la propria specificità, a vari livelli e in momenti diversi dell’iter adottivo.

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