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La Famiglia:

L’adozione è un istituto di antichissime origini e risale al diritto romano. In Italia, il codice civile del 1865, in vigore fino al 1940, proibiva l’adozione di minorenni. Era consentito adottare solo maggiorenni, da parte di chi avesse compiuto 50 anni e non aveva figli propri. Per i minori abbandonati rimanevano i brefotrofi, gli istituti, dove peraltro era presente un tasso di mortalità altissimo. (Nel corso del decennio 1800-1809, in un istituto lombardo si registrarono 11.960 decessi su 15.418 bambini ricoverati.)
Dopo il 1940 venne istituita l’adozione ordinaria:
L’adozione ordinaria aveva come unico scopo quello di dare un erede a chi non lo aveva. Qualsiasi minorenne o maggiorenne poteva essere adottato e gli adottanti potevano essere anche non sposati e se coppie, non dovevano possedere figli legittimi. Gli adottanti potevano scegliere l’erede e presentare domanda proponendo il nome del prescelto che acquisiva lo stato civile di “figlio adottivo”.
Perché l’adozione avesse luogo era necessario il consenso dei genitori naturali (o dei tutori) verso i quali l’adottato conservava tutti i diritti e i doveri. L’adozione assumeva così le caratteristiche di un contratto fra famiglie, dove le parti interessate negoziavano e si accordavano sulla reciproca convenienza, anche economica, dell’adozione.

All’inizio degli anni ‘60 comincia a maturare la consapevolezza che la legislazione italiana sull’ adozione fosse profondamente inadeguata. Sotto la spinta di una nuova mentalità che mette in primo piano i bisogni del bambino viene approvata la legge n° 431 del 1967 che introduce l’adozione speciale, applicabile solo a minori segnalati in stato di abbandono entro gli 8 anni di età. La nuova adozione introduce principi del tutto inediti:

l interruzione completa e definitiva dei rapporti del minore con la famiglia di origine,
2 rigoroso segreto sull’identità della nuova famiglia che doveva essere rappresentata da una coppia sposata da almeno 5 anni e che poteva anche avere già dei figli naturali,
3 equiparazione dello stato di figlio adottivo a quello di figlio naturale,
4 introduzione di un limite di età per gli adottanti,
5previsione di un periodo di prova prima della pronuncia definitiva di adozione che poi non poteva più essere revocata.

La ricerca privata di un bambino su misura non era più consentita e solo il Tribunale dei Minori, dopo aver accertato i requisiti degli adottanti, aveva il compito di scegliere la coppia a suo parere più idonea. Per i minori con più di otto anni permaneva l’adozione ordinaria. Questa legge rappresenta il primo grande passo verso il riconoscimento dei diritti e delle esigenze del minore: non più un bambino per una famiglia, ma una famiglia per un bambino.
Con l’emanazione della legge n°184 del 1983 tuttora in vigore, (E’ da tempo che si discute sulla necessità di emanare una nuova legge che regoli l’adozione. In particolare i temi che sono sottoposti alle critiche maggiori riguardano i limiti di età e la possibilità di adottare minori anche per i single.) si perviene alla storia recente in fatto di legislazione sull’adozione. E’ una legge nell’esclusivo interesse del minore: privilegia il suo diritto a vivere e a crescere in una famiglia idonea, stabile, quella naturale, quando è possibile, o in una famiglia affidataria o adottiva. (La legge n° 184 illustra anche le norme relative all’affidamento familiare che è un istituto che ha caratteristiche diverse rispetto all’adozione e che si configura come intervento temporaneo nel quale un minore può provvisoriamente essere affidato ad una famiglia, a persone singole o a comunità di tipo familiare nel caso in cui sia temporaneamente privo di un ambiente idoneo alla sua crescita.) Disciplina sia l’adozione na
zionale che quella internazionale ed è basata sulla con-vinzione che l’inserimento di un bambino in una nuova famiglia non deve compensare le esigenze degli adulti privi di figli (anche se poi, di fatto ciò accade), ma deve primariamente accogliere il bisogno del bambino abbandonato e trovare una risposta alla sua domanda di vita.

Dichiarazione di adottabilità

Lo stato di adottabilità comporta il decadimento della patria podestà e la conseguente nomina di un tutore. Tale stato viene dichiarato esclusivamente dal TM che, dopo le dovute indagini, attesta che il minore vive in uno stato di abbandono materiale morale e affettivo da parte dei genitori e dei parenti fino al 4° grado. Lo stato di adottabilità viene a cessare con l’adozione, per il compimento della maggiore età o per revoca da parte del TM.

Affido preadottivo

I coniugi che desiderano adottare un bambino devono fare domanda al TM, specificando anche l’eventuale disponibilità nell’adottare più fratelli. La domanda, che può essere presentata in più TM, decade dopo 2 anni, ma può essere rinnovata. Il TM incarica i servizi locali (A Milano sono i consultori familiari che si occupano di effettuare queste indagini) di fare un’indagine psicosociale mirata ad accertare l’attitudine ad educare, la situazione personale ed economica della coppia, la loro salute, il loro ambiente e la loro motivazione all’adozione.
Una volta ritenuta idonea la coppia, il TM dispone le modalità dell’affido preadottivo, che rappresenta il primo anno di adozione trascorso il quale l’adozione diviene definitiva. Il TM vigila sull’andamento dell’affido attraverso i servizi locali. Decorso un anno dall’ affidamento se si attesta l’esistenza delle idonee condizioni, viene dichiarata l’adozione vera e propria e l’iter dal punto di vista legislativo si chiude.


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