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Psicologia:

Si è definito il gioco come un’attività il cui fine, il cui unico scopo è il divertimento, il piacere. E, come si è già accennato, all’interno della condotta ludica (che comincia poco dopo la nascita e si può affermare tranquillamente non ha una fine, perché anche da adulti si gioca) si possono individuare diversi modi di giocare, diversi tipi di gioco.
I giochi motori, d’esercizio, sono i primi a comparire e, come si è già notato, danno al bambino un piacere di tipo funzionale fine a se stesso: è così che il bambino si diverte a compiere dei gesti, dei movimenti inizialmente col proprio corpo e poi con gli oggetti, come per esempio, afferrare e lasciar cadere, far dondolare un giocattolo ed in seguito anche battere un oggetto su una superficie, riempire un secchiello di sabbia per poi svuotarlo, scavare nella terra e così di seguito, dai primi movimenti fino a quelle manipolazioni che contraddistinguono il gioco del bambino fin verso i due anni di età, ma anche oltre.
Secondo Piaget, sono da considerarsi giochi d’esercizio anche alcuni giochetti linguistici come inventare una storiella senza né capo né coda, oppure, chiedere sempre - perché-...
Dai 7 mesi circa, il bambino comincia anche a imitare delle semplici azioni di vita quotidiana, parla al telefono, si pettina (in qualche modo) da solo, imbocca la mamma con il cucchiaio e così di seguito. Questo tipo di attività viene definita come gioco imitativo.
Verso il secondo anno di età, il gioco di imitazione si trasforma nel cosiddetto gioco simbolico o gioco del far finta in cui vengono evocate delle situazioni particolari. Questo comportamento di gioco prevede la capacità da parte del bambino di pensare per immagini mentali (attività rappresentativa) per immagini cioè relative ad una realtà che non è presente o che comunque non ha diretto rapporto con l’oggetto che serve di pretesto o di supporto al gioco stesso.
Tipico è il caso del bambino che prende un giocattolo morbido, gli appoggia la testa come per disporsi a dormire chiude gli occhi e ride..., oppure il bambino che dato un oggetto qualunque lo porta all’orecchio e finge di parlare al telefono, e ancora, la bambina che fa finta di bere mentre dice sete...
Il bambino in tutti questi casi, evoca delle condotte specifiche, che in genere si compiono con determinati oggetti, in assenza di questi oggetti ma in presenza dei loro simboli.
In seguito il bambino, invece di far finta di dormire, parlare al telefono e bere in prima persona, proietterà questi comportamenti su altri e allora comincerà a far dormire la bambola, a far parlare al telefono l'orsacchiotto e a far bere il cagnolino di pezza.
Sempre secondo Piaget, il gioco simbolico diventerebbe più complesso dopo i quattro anni e oltre a svolgere la funzione di favorire la capacità rappresentativa (per mezzo dell’evocazione di situazioni) faciliterebbe il raggiungimento di un certo equilibrio nella vita affettiva.

Raggiungimento di un certo equilibrio nella vita affettiva:

In questo caso, il gioco simbolico può assumere una funzione di tipo compensatorio. Nel senso che, quando il bambino non è in grado di fare qualcosa, perché, per esempio, glielo proibiamo noi adulti, il gioco gli permette di rivivere la situazione proibita a livello simbolico e di ottenere dunque una sorta di compensazione.
Se, per esempio, impediamo a una bambina di fare il bagno al mare perché fa freddo, fingerà di far fare il bagno alla sua bambola oppure giocherà a far finta di fare il bagno lei stessa... Può anche accadere però che la situazione vissuta dal bambino venga non compensata nel modo sopra descritto, ma venga accettata.
A chiunque sarà capitato di sorprendere il proprio figlio sgridare il suo orsacchiotto o addirittura il suo oggetto transizionale (copertina, lenzuolino o bambolotto che sia) con gli stessi atteggiamenti, con le stesse parole che usiamo noi adulti con loro..., in questo modo il bambino, che ha vissuto una situazione sgradevole, si rinfranca, sottoponendo il proprio orsacchiotto, al medesimo trattamento frustrante.
E’ sorprendente come anche noi adulti osservando queste scenette possiamo imparare molto dai nostri figli e comunque almeno renderci conto di come loro vedono noi, le nostre azioni e le nostre sgridate.
Più avanti, secondo Piaget verso i sette anni, ma probabilmente anche prima, nei giochi simbolici comincia a comparire un certo ordine, al posto della disordinata sequenza di fatti che li ha contraddistinti finora e soprattutto un simbolismo non più soltanto di tipo individuale ma di tipo collettivo, come per esempio nei giochi in cui ognuno assume un ruolo complementare rispetto a quello degli altri.
Caratteristico, a questo proposito, è il gioco della scuola in cui un bambino fa la maestra e gli altri gli allievi...oppure il gioco della famiglia in cui un bambino fa il papà, una bambina fa la mamma e gli altri i figli, i cuginetti ecc.
In questo nuovo comportamento di gioco, definito gioco di costruzione o basato su regole, compare anche una più esatta riproduzione del reale così che il bambino con delle costruzioni di legno, per esempio, è in grado di riprodurre con cura la scuola e la propria classe, oppure la casa e il suo quartiere e così di seguito.
Questi a grandi linee sono i comportamenti di gioco che contraddistinguono lo sviluppo del bambino e che gli stessi genitori possono aver riscontrato o potranno riscontrare, anche nel proprio figlio.

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