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Psicologia:

Come il bambino arrivi a parlare è un fenomeno che ha sempre appassionato e incuriosito gli adulti, ormai possessori di una tale incredibile capacità.
Se ci si sofferma a pensare, il bambino, che pure sembra ancora così piccolo sotto molti altri aspetti del suo sviluppo, riesce ad impadronirsi del linguaggio verbale e quindi a essere in grado di produrre e comprendere una varietà infinita di enunciati nuovi e dotati di significato, in un arco di tempo (tre-quattro anni) abbastanza ridotto.
Per di più ogni bambino, dal momento in cui cresce in poi, pur percependo un diverso campione della lingua nativa e pur attraverso un insegnamento non sistematico da parte dei suoi genitori, arriva essenzialmente ad una medesima grammatica.

Medesima grammatica:

Ma perché il bambino impara a parlare? o meglio: perché parla?
Molte sono le teorie che si sono elaborate su tale argomento. Alcune enfatizzano soprattutto l’influenza di fattori ambientali, altre ipotizzano l’esistenza di una competenza linguistica innata. In linea generale possiamo accettare l’ipotesi che il bambino impari a parlare per un bisogno istintivo di esprimersi e comunicare.
Il bambino parla ed impara a parlare per poter entrare in contatto con l'ambiente che lo circonda, quindi per comunicare.
Per farlo, però, esistono molti modi: l'uomo, infatti, si caratterizza proprio per la capacità di saper strutturare e usare una pluralità di linguaggi (verbale, grafico-pittorico, mimico-gestuale, musicale, ecc.).
Ogni concetto presente nella nostra mente può essere espresso attraverso diverse modalità.
Anche se ormai si è arrivati alla considerazione che è importante che tutti i bambini abbiano l'opportunità di padroneggiare diversi mezzi di comunicazione oltre al linguaggio verbale (nella consapevolezza che più si dà all'individuo la possibilità di utilizzare i linguaggi, più questi avrà i mezzi per porsi in contatto con il mondo circostante) resta il fatto che la lingua parlata, per la sua estensione, complessità, funzionalità e per lo stretto rapporto che la lega allo sviluppo dell'intelligenza, è comunque da ritenersi quello privilegiato.
Bambini che hanno difficoltà di linguaggio possono facilmente incontrare problemi nella socializzazione, cioè nello stabilire rapporti con gli altri (bambini o adulti che siano), nella comprensione, nel ragionamento, nell'apprendimento in genere ed in particolare, nell'imparare a leggere e a scrivere.

Lo sviluppo del linguaggio del bambino deve essere al centro dell'attenzione dei genitori e, questo, fin dal suo comparire.
A volte invece questo aspetto della crescita viene inconsapevolmente trascurato o per lo meno lasciato al caso.
Ci si entusiasma per la prima parolina detta dal bambino ma poi tutto sommato si pensa che una volta raggiunto questo traguardo (che poi più che un traguardo è un punto di partenza, un inizio), basta che il bambino parli o comunque riesca a farsi capire giustificando le eventuali difficoltà dietro a frasi del tipo:
- ma è piccolo -, - è pigro -, - a casa parla benissimo-
Ci si accontenta quindi che il bambino sia in grado di fornire e comprendere le comunicazioni essenziali, senza analizzare invece la qualità del linguaggio usato, l'estensione del vocabolario, il tipo di pronuncia, ecc.

Ci si accontenta:

Quando però arriva il momento dell'ingresso alla scuola elementare, queste aspettative aumentano e ci si aspetta che il bambino abbia la capacità di capire bene le spiegazioni, di imparare a leggere e a scrivere senza troppe difficoltà, ed in seguito, addirittura, di dire bene la lezione. E qui iniziano i problemi ...
Questo può accadere, in primo luogo, perché la scuola elementare, come del resto la società in genere, privilegia nettamente tutti i soggetti con un ricco patrimonio linguistico e penalizza, anche in modo ingiustificato, i soggetti con difficoltà nel parlare; in secondo luogo, perché, prima dell'ingresso alla scuola dell'obbligo ci si è occupati solo in parte di questo aspetto dello sviluppo del bambino.
E' molto prima dei sei anni invece che si può favorire e stimolare il linguaggio verbale.
Molti possono aver pensato che questo problema debba riguardare la scuola, materna prima, elementare poi, ed in parte questo è vero.
Ma va subito fatto rilevare che in questa area particolare, l'intervento (o il non intervento) dei genitori, ha una influenza determinante tale che il lavoro dell'insegnante può risultare improduttivo senza l'appoggio e la collaborazione della famiglia.

Collaborazione della famiglia:

Il ruolo svolto dalla famiglia evidentemente è di primaria importanza. Il linguaggio del bambino riflette, infatti, le caratteristiche funzionali dominanti nel linguaggio che i genitori usano con lui nei primi momenti del suo sviluppo.
Le persone più significative per il bambino, sono sicuramente i componenti della famiglia: è da loro che ha più bisogno di affetto, di soddisfazione, di interesse, di notizie, di informazioni da scambiare ... Quindi il ruolo della famiglia (intesa come persone conviventi con il bambino) risulta del tutto privilegiato.
C'è da notare poi, che il linguaggio verbale oltre a consentire il dialogo con gli altri, rappresentando quindi un indispensabile mezzo di comunicazione, favorisce anche il dialogo con sé stessi, facilitando e accompagnando lo sviluppo del pensiero.
Linguaggio e intelligenza, ormai è certo, sono strettamente collegati: sono due aspetti complementari dello sviluppo del bambino.

Linguaggio e intelligenza:

Osservando il bambino si può facilmente notare come questo parli, fin dai due anni e a volte anche prima, con sé stesso.
Così facendo consente al linguaggio parlato di svolgere una funzione cognitiva, cioè di analisi, di sintesi, di astrazione, di sviluppo della memoria, ecc.
D'altronde a volte non capita anche a noi adulti di scoprirci a dire qualche parola da soli durante un ragionamento complesso?
In questo caso il linguaggio facilita lo svolgersi del ragionamento: in poche parole stiamo solo cercando di chiarirci meglio le idee.
Ricapitolando, l'aver sottolineato che il linguaggio non assolve solo la comunicazione tra gli individui (comunicazione interindividuale) ma anche con sé stessi (comunicazione intraindividuale), mette in luce come promuovere lo sviluppo del linguaggio implica non solo mettere il bambino nelle migliori condizioni per comunicare, ma anche stimolarne lo sviluppo dell'intelligenza.

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