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Psicologia:

Per molto tempo la parola parlata e la parola scritta sono stati considerati linguaggi privilegiati perché ritenuti più intimamente legati al pensiero, ma scienze come la psicologia, la pedagogia, la sociologia ed altre hanno infine posto l’attenzione anche sui cosiddetti linguaggi non verbali (linguaggi che utilizzano le immagini, i colori, i suoni, i ritmi, i gesti, ecc.).
Disegnare è un atto espressivo e comunicativo che implica più aspetti: quello cognitivo, quello affettivo e quello motorio, legato all’esecuzione.
Anche se il rapporto fra le rappresentazioni mentali e il disegno non è così diretto e immediato da permettere una corrispondenza esatta fra struttura del pensiero e raffigurazione pittorica, l’analisi di un disegno, può comunque dire molto rispetto a come il bambino pensa e risolve problemi relativi alla conoscenza….
Disegnare è un atto espressivo e comunicativo che implica più aspetti: quello cognitivo, quello affettivo e quello motorio, legato all’esecuzione.
Per quanto concerne il rapporto fra disegno e pensiero, si deve considerare che da un lato il disegno rappresenta uno strumento per rapportarsi col mondo, un mezzo per esprimere, in modo del tutto personale, come il bambino pensa e conosce le cose che lo circondano; inoltre il disegno rappresenta anche uno strumento di conoscenza che pone al bambino degli interrogativi circa la natura delle cose e lo porta ad esplorare la realtà (“come si fa un leone?”- “come è fatto un palazzo?”).
Anche se il rapporto fra le rappresentazioni mentali e il disegno non è così diretto e immediato da permettere una corrispondenza esatta fra struttura del pensiero e raffigurazione pittorica, l’analisi di un disegno, può comunque dire molto rispetto a come il bambino pensa e risolve problemi relativi alla conoscenza.
Data la presenza di tale relazione, sarà importante individuare delle corrispondenze fra i modelli conoscitivi del bambino e le sue rappresentazioni grafiche. Infatti quando il bambino disegna, cerca di mediare fra le proprie figure mentali e i segni che riesce a tracciare sul foglio che via via influenzano i segni grafici successivi. Il disegno però non può essere considerato una traduzione esatta di ciò che il bambino vede o delle sue immagini mentali.

In armonia con una teoria generale dell’età evolutiva, che concepisce la crescita come acquisizione di competenze progressivamente più mature, uno dei più antichi obiettivi della ricerca sul disegno è stato quello di individuare una sequenza regolare di stadi nell’evolversi dell’abilità grafica.
Fra i primi contributi in tale direzione ritroviamo quello di Luquet (Luquet G.H. - Il disegno infantile - Armando Editore, Roma 1969.) che centra la sua teoria sull’ipotesi che il bambino disegni sempre con un’intenzione realistica, con l’intenzione di produrre un’immagine riconoscibile degli oggetti reali.
Tale ipotesi appare plausibile se si considera che spesso accade che anche quando il tracciato eseguito non rappresenta un oggetto riconoscibile, i bambini affermano che comunque rappresenta qualcosa, ne danno cioè un’interpretazione figurativa.
Il disegno è anche atto espressivo, uno strumento attraverso il quale il bambino, ma anche l’adulto, può comunicare messaggi pregni di affettività, proiettare angosce, paure, sentimenti. Specialmente in età evolutiva, la psicologia clinica utilizza il disegno come strumento di indagine diagnostica proprio perché esso può essere un contenitore di messaggi importanti che trovano un canale di comunicazione preferenziale proprio nell’espressione grafica.
Non si entrerà nel merito dei test proiettivi di natura grafica, perché rappresentano uno strumento prezioso, ma molto delicato, con obiettivi che esulano dal lavoro dell’educatore. Per i genitori e gli insegnanti, più che un’interpretazione di tipo clinico di un disegno è forse più prezioso ricercare degli indicatori che aiutino a comprendere alcuni stati emotivi, cosa che è possibile grazie soprattutto al tipo di relazione che l’educatore ha instaurato con il bambino, alla sua sensibilità e conoscenza di questo sfaccettato strumento espressivo.
Si cercherà quindi di illustrare come il bambino incontra questo nuovo modo di esprimersi e conoscere e come gradualmente se ne impossessa.


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