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Psicologia:

Si può definire linguaggio musicale quella modalità espressiva che facendo uso di elementi ritmico-sonori sappia creare uno spazio interazionale.
Il linguaggio musicale è universale: una ninna-nanna è sedante, mentre una marcia trionfale è eccitante per l'animo di qualsiasi individuo, in qualsiasi cultura ed epoca storica. Da ciò scaturisce il grande potere socializzante della musica: il linguaggio è accessibile senza riserve.
La musica utilizza un linguaggio non verbale e pre-verbale; può non avere un substrato culturale e può essere asistematica, cioè svincolata dal suo codice.
Si può definire linguaggio musicale quella modalità espressiva che facendo uso di elementi ritmico-sonori sappia creare uno spazio interazionale.
Il linguaggio musicale è universale: una ninna-nanna è sedante, mentre una marcia trionfale è eccitante per l'animo di qualsiasi individuo, in qualsiasi cultura ed epoca storica. Da ciò scaturisce il grande potere socializzante della musica: il linguaggio è accessibile senza riserve.
La musica utilizza un linguaggio non verbale e pre-verbale; può non avere un substrato culturale e può essere asistematica, cioè svincolata dal suo codice.
Il suono è quanto di più fluido vi possa essere per instaurare un rapporto comunicativo. Questo perché esso agisce attraverso simboli (il suono è simbolico per definizione) che vengono interiorizzati creando stati di tensione emotiva.
La valenza socializzante della musica è facilmente osservabile in svariate occasioni (un gruppo di adolescenti ad un concerto di musica rock, il coro degli alpini, il girotondo nella scuola dell'infanzia, ecc.).
Il linguaggio musicale è universale, ma non viene universalmente riconosciuto e fruito; ciò è dovuto al fatto che in molte culture, come la nostra, esistono dannosi preconcetti.

Preconcetti:

a) La musica è un dono per pochi eletti, cioè per coloro che nascono con una predisposizione chiamata orecchio musicale o musicalità.
b) La musica, nelle scuole, è materia di serie C: non essere bravi in geografia o matematica costituisce un serio problema che va tempestivamente affrontato, mentre non avere buoni risultati in musica denota semplicemente una mancata attitudine.
c) Esiste una musica colta (classica, lirica, ecc.) e una musica scadente (pop, rock, ecc.).
d) Accostarsi alla musica significa imparare ad eseguire brani musicali mediante esercizi teorico-tecnici impartiti da severi insegnanti di strumento.
e) I bambini in età prescolare possono essere educati alla musica solo mediante l’ascolto di musica classica, esercizi di discriminazione popolare con testi spesso incomprensibili.

Tutte queste convinzioni sono radicate, ma false perché:

a) La capacità di fruizione della musica è innata ed universale. Solo una profonda compromissione dell’organo uditivo o una totale assenza di stimolazione sonora possono determinare indifferenza nei confronti della musica. L'orecchio musicale e la musicalità non sono mai doti totalmente assenti: sono qualità migliorabili con l'educazione musicale.
b) La musica, come espressione artistica in generale, è un’esperienza importante in quanto contribuisce nel promuovere la creatività nell'individuo; accelera, in fase evolutiva, lo sviluppo cognitivo del linguaggio verbale, attraverso il ritmo dà armonia ai movimenti, rafforza inoltre la socialità.
c) L’esperienza musicale deve possibilmente essere completa, a trecentosessanta gradi. Musica colta è un termine improprio, il patito di musica classica è un personaggio limitato e rigido. Chi ascolta invece solo musica leggera fa un’esperienza che alla lunga atrofizza la capacità di fruizione musicale. Il nostro mondo interno deve contenere esperienze sonore le più varie possibili per evitare sclerosi uditive.
d) Accostarsi alla musica vuole dire imparare a capirne il linguaggio, vuol dire lasciarsi andare alle emozioni che essa provoca per poi lasciarsi coinvolgere ed attivare. Perché la musica è primariamente simbolo e solo secondariamente segno. La stimolazione sensorio-percettiva deve pertanto precedere l’alfabetizzazione musicale.
e) I bambini possono essere guidati ad esprimersi musicalmente attraverso il movimento, la voce, gli strumenti, l’orchestrazione, l'improvvisazione. Non esiste l’età giusta per cominciare in quanto, come scrive Kodàly, l’educazione musicale comincia nove mesi prima della nascita.
Il suono è un veicolo di affettività:
Una manifestazione emotiva passa facilmente attraverso il linguaggio musicale.
La poesia è un altro comodo veicolo per l’affettività; non a caso esiste una stretta correlazione tra poesia e musica che possono fondersi nella canzone e la canzone rappresenta il mezzo più efficace per trasmettere un messaggio di tipo affettivo.
Il suono ha anche un’importante valenza educativa:
Una musica lenta, dolce e melodica può far pensare al mare, o ad una mamma che culla il bambino;



una musica caotica, intensa e dai toni medio bassi fa pensare al temporale;
un suono breve ed acuto riporta l’immagine di un vetro che si infrange, o di un oggetto metallico che cade.
Questa valenza evocativa del suono, ben conosciuta ed utilizzata dagli ideatori di colonne sonore e spot pubblicitari, dipende chiaramente dalla memoria dei suoni interiorizzati nel corso della vita. Da questa memoria dipende la capacità di discriminazione ed interpretazione di rumori, suoni e musica.
Tale capacità è importante quanto il senso di orientamento, l’equilibrio e le varie capacità sensoriali che ci permettono di adattarci all’ambiente.
Risulta pertanto evidente la necessità di offrire al bambino possibilità di compiere esperienze sonore di vario tipo, attraverso l’ascolto e la riproduzione musicale anche attraverso percorsi sonori asistematici, vale a dire svincolati dal significato specificatamente musicale, che gli permettano di affinare la percezione uditiva e, successivamente, di sviluppare la sensibilità musicale.


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