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Psicologia:

A conclusione di questa parte sullo sviluppo linguistico, si tratterà ora del linguaggio del corpo, fermo restando che, pur avendo suddiviso lo sviluppo del bambino in alcune sue componenti, non bisogna perdere di vista il soggetto nel suo complesso e nell’equilibrio fra queste.
Osservando un bambino piccolo la prima cosa che colpisce è il fatto che questi interagisce col mondo esterno soprattutto attraverso il suo corpo: è il mezzo attraverso il quale si inserisce nella realtà, è il modo in cui è presente nel mondo.
Ecco allora che si parla di psicomotricità e di educazione psicomotoria.
Per corpo si vuole intendere

"la persona stessa nella sua totalità e nel suo dinamismo, cioè nel suo essere presente in un mondo entro il quale, di fatto, tutte le interazioni sono interazioni corporee".

Osservando un bambino piccolo la prima cosa che colpisce è il fatto che questi interagisce col mondo esterno soprattutto attraverso il suo corpo: è il mezzo attraverso il quale si inserisce nella realtà, è il modo in cui è presente nel mondo.
Ecco allora che si parla di psicomotricità e di educazione psicomotoria.
La psicomotricità è una disciplina relativamente recente: l'inizio della sua storia viene in genere fatto risalire agli inizi del '900, quando il termine appare per la prima volta, nei lavori del medico Duprais, ad indicare lo stretto parallelismo tra funzioni motorie e funzioni psichiche in alcune manifestazioni patologiche.
Da allora la psicomotricità ha registrato un notevole sviluppo e una diffusa applicazione in vari campi, ma la sua definizione in quanto disciplina autonoma presenta ancora delle questioni aperte.
La quasi totalità della letteratura riguardante la psicomotricità è dedicata alla descrizione di interventi e a repertori di esercizi, mentre è molto più raro ritrovare una trattazione unitaria dei principi teorici cui la psicomotricità si ispira.
Per altro, è ammissione comune che essa non dispone di un apparato concettuale proprio, ma che piuttosto si pone in un'ottica interdisciplinare che utilizza gli apporti di numerose altre scienze costituite:

-la biologia
-la psicologia
-la psicanalisi
-la sociologia
-la linguistica
-la neurofisiologia
-la pedagogia


Altre scienze costituite:

Come tale la psicomotricità non è immune dalle difficoltà e, a volte, dalle contraddizioni che l'interdisciplinarità, soprattutto nell'ambito delle scienze umane, comporta.
Se è vero che a livello strettamente teorico sembra un'impresa disperata conciliare, ad esempio, psicoanalisi e psicologia genetica, a livello di intervento molte opposizioni di principio vengono a cadere, ed è proprio il campo applicativo che costituisce per la psicomotricità il punto di partenza per la ricerca e l'ambito privilegiato.
Citiamo, a questo proposito, una serie di considerazioni di due fra gli psicomotricisti più accreditati, Lapierre e Aucouturier, che ci sembrano particolarmente significative in questo senso:
"Noi diffidiamo delle belle teorie psicopedagogiche, basate su un ragionamento astratto, che parte dalla psicologia del bambino; la pratica in questo caso è un'applicazione della teoria... che tenta di confermare.
Il nostro cammino è inverso: partendo da quelle che sono le nostre esperienze pedagogiche, con bambini e con adulti, la nostra teoria si elabora e si evolve.
Noi non siamo infeudati entro nessuna scuola di pensiero, non siamo né Piagetiani, né Rogeriani, né Freudiani, né Lacaniani, e se talvolta ci riferiamo a teorie di Freud, di Wallon, di Piaget, di Rogers, di Lacan, di Laing, di Decroly, di Neil di Illicht e di molti altri e perché tali concezioni hanno confermato e chiarito in certi momenti le nostre personali osservazioni e si sono in tal modo integrate nel nostro modo di pensare; cosa che non ci vieta di fare appello, di tanto in tanto, a concetti etologici, ontogenetici, filogenetici o esistenziali.
Non si tratta nemmeno di tentare una impossibile sintesi tra questi differenti aspetti, ma di utilizzare, secondo le circostanze, i concetti che a noi, ai nostri educatori e ai nostri animatori, sembrano più consoni alla situazione vissuta e più adatti a farla evolvere". (A. LAPIERRE – B. AUCOUTURIER “La simbologia del movimento” Edipsicologiche, Cremona 1978)

Se fino a qualche anno fa una posizione di questo tipo era considerata insostenibile dal punto di vista epistemologico in quanto la validità delle applicazioni di una scienza era considerata dipendente soprattutto dal rigore e dalla coerenza della teoria, ultimamente anche in campo epistemologico si ammette una maggiore flessibilità, soprattutto in considerazione del fatto che anche nelle scienze della natura, e in particolar modo in fisica, da sempre mito e modello scientifico per le scienze umane, vengono adottati e applicati modelli teorici diversi e a volte persino contraddittori, a seconda della complessità del problema che si vuole affrontare.
Nonostante il tendenziale eclettismo teorico, la psicomotricità presenta alcuni orientamenti unitari che non si riferiscono a modelli concettuali bensì a indirizzi operativi, vale a dire ai diversi campi di applicazione delle tecniche e dei metodi psicomotori.
Un primo indirizzo è quello terapeutico che in un certo modo è quello più tradizionale: la psicomotricità, infatti, nasce in ambito medico sulla scia degli studi di Charcot e delle esperienze cliniche della Salpêtriére, che avevano avanzato ipotesi sulla possibile connessione tra patologia psichiatrica e funzioni motorie

Terapeutico:

Questo indirizzo, che fa capo soprattutto ai lavori e alle esperienze di Julien de Ajuriaguerra e collaboratori, propone una tecnica terapeutica che ha lo scopo di riabilitare funzioni motorie perturbate in soggetti che presentino gravi turbe della personalità.
Un secondo orientamento, oltre a quelle terapeutico e pedagogico, che si è differenziato nell'ambito della psicomotricità, è quello rieducativo 3).Rieducativi 3).
Esso, come anche il termine suggerisce, costituisce in qualche modo un livello intermedio tra terapia e educazione, nel senso che con programmi sistematici di esercizi, si volge a rimuovere difficoltà la cui origine può essere rintracciata in turbe dell'organizzazione psicomotoria.
Un terzo indirizzo è quello che si definisce pedagogico ed è rappresentato da autori come Picq e Vayer, i cui metodi hanno avuto una buona diffusione nell'ambito della scuola.

Pedagogico:

Il suo particolare interesse consiste nel fatto di porsi come metodologia didattica alternativa a quelle tradizionali, infatti, a una concezione dell'apprendimento intellettualistica oppone una concezione che recupera il corpo, l'azione, il movimento come strumenti conoscitivi della realtà e formativi del pensiero, sulla scorta dei risultati delle più recenti e accreditate teorie psicopedagogiche (basterebbe per tutti ricordare Piaget).
Vayer ha proposto di parlare addirittura più che di educazione psicomotoria, di educazione corporea dando a questa un significato più globale e meno settoriale.
Più che riferirsi a certe tecniche o esercizi di apprendimento del movimento ci si riferisce a un'educazione globale al movimento.


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